Luigi e Maria: lo straordinario nell’ordinario
Nessuno di noi potrà dimenticare quella domenica 21 ottobre 2001, quando Giovanni Paolo II innalzò i coniugi Beltrame Quattrocchi agli onori degli altari: finalmente un’ aureola per due. Un evento straordinario perché per la prima volta nella storia della Chiesa una coppia di sposi è stata beatificata in quanto tale per le sue virtù coniugali e famigliari. Maria Luisa Corsini e Luigi Beltrame Quattrocchi erano una coppia borghese che visse a Roma all’inizio del ‘900. Fin dai tempi del fidanzamento emerge come oltre ai comuni interessi culturali: teatro, letteratura, musica, a legarli fosse soprattutto la condivisione dei valori e la presenza di quello straordinario ‘collante’ che è la fede in Dio. Scrive un nostro amico "come unisce la fede non unisce neppure l’amore, anzi, l’amore senza la fede diventa precario e instabile". E’ la fede che vola al di là delle previsioni, assicura l’armonia dei cuori, ridona continuamente l’uno all’altro. Fitta corrispondenza i due si scambiavano quando erano costretti a vivere lontani, arrivavano a scriversi una lettera al giorno (a quel tempo niente telefonini o e-mail) perché nulla, neppure la lontananza, potesse spezzare quell’unità di spirito e di intenti che si stabilisce tra due che si amano. Dopo il matrimonio vivono la loro esperienza coniugale con gioia e raggiungono, grazie alla piena accoglienza della grazia insita nel sacramento le più alte vette della spiritualità. Verrebbe da chiedersi cosa abbiano fatto di straordinario. Se guardassimo alla loro vita in modo superficiale non troveremmo nulla di speciale: non hanno fondato ordini religiosi, niente avventure mistiche, carità vissuta con l’equilibrio di chi sa tenere conto anche delle esigenze della famiglia, nessuna fuga dal mondo, niente adozioni, affidi e di miracoli, da vivi, neppure a parlarne. Allora lo straordinario sta proprio qui, Luigi e Maria attraverso la loro vita ed ora con l’autorevole conferma della Chiesa vengono a ricordarci che i coniugi amandosi corpo e anima, compiendo la missione del loro amore, camminano verso la santità. Per le persone sposate non è necessario cercare altri mezzi di santificazione al di fuori del loro amore assunto e trasfigurato dall’amore divino. I coniugi Beltrame Quattrocchi hanno vissuto in modo coraggioso e coerente la vocazione alla quale erano chiamati: quella di coniugi e di genitori. Si sono amati teneramente fino alla vecchiaia con un amore "più forte della morte": nella splendida lettera che Maria scriverà ai figli poco prima di morire definirà il marito come "il vostro santo papà". Luigi, avvocato, alto funzionario del Ministero delle Finanze, è stato soprattutto marito e padre. Maria, scrittrice di temi educativi, è stata soprattutto moglie e madre. Hanno educato i loro quattro figli secondo i principi del Vangelo sempre attenti alle istanze della società del tempo. La santità è contagiosa, e le vocazioni si sostengono tra loro, infatti, Cesare e Filippo diverranno sacerdoti, Stefania suora benedettina e Enrichetta consacrata laica. Centro della casa era l’immagine del Sacro Cuore davanti alla quale la famiglia si riuniva per pregare prima dei pasti principali. Grazie a Luigi e Maria intravediamo un cammino di santità proponibile agli uomini del nostro tempo, possibile per tutte le famiglie cristiane perché non fatto di scelte o azioni straordinarie o di chiamate particolari che è giusto seguire, ma che non consentono a nessuno di porsi come modello o peggio come giudici nei confronti di quelle coppie che camminano nella quotidianità, compiendo sacrifici nascosti, di quelli che non fanno audience, ma che consentono di vivere le difficoltà familiari come mezzo di santificazione nella prospettiva della presenza della croce anche nel matrimonio. Luigi e Maria sembrano dirci che motivo di santità non è la grandezza delle azioni che compiamo ma l’amore con cui le facciamo. E’ bello pensare ad una santità della coppia che si realizza con i mezzi quotidiani della vita perché è nel servizio alla nostra famiglia, che non finirà mai sui giornali, che si gioca la verità del nostro essere sposi cristiani. Non avrebbe senso come dice San Francesco di Sales essere "angeli fuori e diavoli in casa". Il mondo ha urgente bisogno di santi sposati che possano spandere in famiglia e nella società il profumo della "carità coniugale". Un profumo in cui si mescoleranno gli odori della cucina, del bucato appena steso, della fatica di ogni giorno che, vissuti per amore di Dio, saliranno come incenso al Suo Volto. Luigi e Maria, precursori per le famiglie del nostro tempo ci aiutino a diventare testimoni attendibili, santi della quotidianità e della normalità. Come scrive il Santo Padre: "non può più essere accettabile venga negato il giusto riconoscimento alla santità silenziosa e normale di tanti padri e madri". Coraggio, famiglia cristiana, la santità è per te, non devi fare nulla di straordinario perché già è straordinario ciò che sei chiamata a diventare nel progetto di Dio.
(Marilena e Raffaele Cece)(fonte famigliapiccolachiesa.com)
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